I "portatori sani" di una variante CFTR possono sviluppare nel tempo disturbi di pancreas, fegato, metabolismo, intestino e polmoni. Un'area emergente della medicina, e una delle mie principali linee di ricerca.
I portatori di una singola variante CFTR non sono sempre "sani": una valutazione internistica dedicata a un'area emergente della medicina.
I geni sono presenti in duplice copia: una ereditata dal padre e una dalla madre. Quando entrambe le copie del gene CFTR sono alterate, si sviluppa la fibrosi cistica. Se invece solo una copia è mutata, l'individuo è definito "portatore sano", perché non manifesta la malattia nella sua forma classica.
Tuttavia, negli ultimi anni è emerso che i "portatori sani", pur non presentando la fibrosi cistica, possono sviluppare nel tempo disturbi a carico degli organi in cui CFTR svolge un ruolo essenziale. Queste condizioni, note come "CFTR-related conditions", comprendono pancreatiti, epatiti, alterazioni metaboliche, disturbi intestinali, problemi respiratori e alcune forme di infertilità maschile. La causa è una ridotta funzionalità della proteina CFTR, che può modificare l'equilibrio infiammatorio, metabolico e secretorio di diversi tessuti.
I portatori di varianti CFTR necessitano di una valutazione internistica specialistica che consideri ogni apparato coinvolto, che non trascuri sintomi anche lievi e che definisca misure di prevenzione e cura personalizzate. Mi occupo della valutazione internistica e metabolica dei portatori di varianti CFTR con un approccio multidisciplinare che integra anamnesi, diagnostica avanzata, monitoraggio metabolico e strategie preventive.
Si tratta di un'area emergente della medicina e rappresenta una delle mie principali linee di ricerca.
Studi recenti hanno dimostrato che i portatori, tradizionalmente considerati sani, presentano un rischio aumentato di sviluppare patologie a carico di fegato, pancreas, intestino, polmoni e apparato genitale. Le mie ricerche, condotte in collaborazione con il consorzio GEN-COVID, hanno evidenziato che i portatori di varianti CFTR hanno un rischio significativamente maggiore di sviluppare forme gravi di COVID-19, con una probabilità di mortalità a 14 giorni circa triplicata rispetto alla popolazione generale[1]. Interessante è il fatto che, se la proteina CFTR aveva mutazioni che la rendevano iperfunzionante, i pazienti erano protetti dalla forma grave di COVID-19[2]. Questi dati hanno avuto una rilevanza anche epidemiologica importante: ho dimostrato infatti che nei paesi con più alta prevalenza di portatori c'era una prevalenza di infezioni da SARS-CoV-2 più alta e anche una mortalità più alta rispetto a quelli con prevalenza minore[3].
Questi studi hanno contribuito a ridefinire il ruolo clinico del portatore CFTR, sottolineando la necessità di una valutazione più attenta e di strategie preventive mirate.